Cultural-on è ON

“Tanto tuonò che piovve”. Non è proprio un bel temporale liberatorio, ma una bella pioggerella fitta sì: di cosa si parla? Della pubblicazione degli open data del Mibact.

Dopo riflessioni, incontri, eventi, tutti molto interessanti perché esploravano il mondo degli open data nel dominio dei beni culturali, il Mibact ha cominciato a modellare i dati che caratterizzano gli istituti e i luoghi della cultura, come ad esempio i dati sugli enti o sulle persone che hanno un determinato ruolo sugli istituti e luoghi della cultura, le sedi fisiche dei luoghi, i contatti, eventuali materiali multimediali che descrivono un istituto e luogo della cultura e ogni altra informazione utile al pubblico per poter accedere all’istituto e luogo della cultura, nonché gli eventi che possono aver luogo in un istituto e luogo della cultura. In pratica sono stati mappati in formati del semantic web i dati che erano denominati DBunico e sono pubblicati sul portale http://dati.beniculturali.it/.

L’ontologia per ora rilasciata si chiama Cultural-ON ed è descritta da questo grafo:

I dataset sono scaricabili nei formati rdf/xml e text/turtle oppure navigabili/accessibili tramite SPARQL, che per chi non lo sapesse, è un linguaggio ispirato a SQL per accedere ai repository che contengono dati nei formati, appunto, del semantic web.

Sul portale sono state inserite delle query di esempio per l’accesso ai dati, le più interessanti sono le query federate, ovvero delle query che permettono di accedere contemporaneamente su più repository, come ad esempio le opere d’arte descritte su Wikipedia conservate nei Luoghi della cultura. La query in oggetto cerca i musei nel dataset del Mibact, che è corredato dal nome corrispondente su DBpedia (la trasposizione di Wikipedia nei formati e linguaggi del semantic-web), e quindi accede, nella stessa query, agli artefatti presenti nei musei e descritti in DBPedia: in totale fornisce l’informazione di 464 opere citate in DBPedia e presenti nei musei elencati nel dataset del Mibact. Le meraviglie del Linked Data . In pratica con una singola richiesta si può organizzare una applicazione: nel caso specifico la visita virtuale dei musei, con le informazioni tratte da DBpedia/Wikipedia (che però non sembra molto ricca rispetto alle opere d’arte: 464 su 6560 luoghi della cultura).

Tuttavia mancano i formati facili, come ad esempio il GeoJSON che ti permette di creare facilmente applicazioni sui dati.

Adesso la sfida è cominciare a scaricare i dati e usare i dataset.

 

 

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